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Per tutto il medio evo e fino al XIV e XV secolo, periodo nel quale si rileva una certa decadenza, la filigrana è più diffusa in tutta l'Europa, venendo per lo più impiegata per coprire gli spazi liberi fra le gemme e gli smalti nella lamine auree; particolare sviluppo ebbe la lavorazione a Venezia sicuramente per i contatti della città con il mondo orientale. La lavorazione in filigrana ricomparve con rinnovato splendore e in forme più preziose nel secolo XVI e in età barocca confermando come centri propulsori Venezia e Genova.

Si ritiene che la filigrana abbia fatto la sua comparsa in Sardegna successivamente alle invasioni fra il 1050 e il 1100; in effetti, pur mancando i pezzi originali di quel periodo, attraverso ricostruzioni fatte con documenti dell'epoca e successivi, si può affermare che nei primi secoli dopo il 1100 si lavorava nell'isola l'argento in una vasta gamma di forme. 

L'unica, e più antica, prova documentata della lavorazione a mano dell'oro e dell'argento per la riduzione in fili, risale al 1400.
Sotto gli Arborensi e nel periodo Corporativo della storia sarda, l'arte della filigrana raggiunse in Sardegna il massimo sviluppo, con un considerevole numero di artigiani localizzati esclusivamente a Cagliari all'interno delle vecchie mura di Castello.
Con la caduta del governo spagnolo sull'Isola e lo scioglimento delle corporazioni, l'arte della filigrana decade rapidamente in Sardegna rimanendo in un lungo periodo di letargo fino al suo risveglio intorno alla fine del 1700, per segnare, infine, una notevole ripresa nei secoli successivi e sempre nella città di Cagliari.

 

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